Approfondimento
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2/03/2022
King Kong
Storia cinematografica del più celebre dei gorilla
Scritto da: Redazione Agorateca

2 marzo 1933: data di uscita del primo film dedicato a King Kong e data che segna l’inizio della storia cinematografica del gorilla più famoso.
Il film diretto da Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack ebbe un incredibile successo che contribuì a far entrare nell’immaginario collettivo il personaggio di Kong e che diede una grandissima spinta alla casa di produzione, la RKO.
Il fascino per la figura della scimmia e del mostruoso era vivo nello spettatore dell’epoca attraverso la scienza con le rivoluzionarie teorie di Darwin ma anche della letteratura, con il misterioso scimmione assassino di Edgar Allan Poe, le vicende di Tarzan e soprattutto reminiscenze de La bella e la bestia che sono presenti nel lungometraggio del ’33.

La qualità del montaggio, della scenografia e l’utilizzo rivoluzionario di effetti speciali, tra cui animazione in passo uno, retroproiezione, matte painting e miniature contribuì all’enorme successo del film, che ebbe un suo seguito solo otto mesi dopo: Il figlio di King Kong con regia firmata dal solo Schoedsack.
Da questo momento nella storia del cinema si susseguiranno seguiti, rifacimenti, ispirazioni e anche parodie.

Il primo remake datato 1976 si rivela ancora una volta un successo al botteghino pur raccogliendo recensioni contrastanti da parte della critica. A far ricordare il film contribuirono i particolari effetti speciali animatronici (premiati con l’Oscar) curati da Carlo Rambaldi che creò addirittura un pupazzo telecomandato alto 12 metri. Il film segna pure il debutto di Jessica Lange che vinse nel 1977 il Golden Globe come miglior attrice esordiente.
A dieci anni di distanza viene distribuito il sequel dal titolo King Kong 2, un film di poco successo dalla trama decisamente poco ispirata: King Kong viene resuscitato con un trapianto di un cuore artificiale ed una trasfusione del sangue di una Queen Kong.
È il 2005 quando Peter Jackson, reduce dal successo della trilogia del Signore degli Anelli, riporta sul grande schermo quello che ormai può essere definito un franchise. L’intento della sua versione di King Kong, non troppo originale ma riuscito, è quello di ricreare l’atmosfera vintage degli anni Trenta dell’originale ridando nel contempo vita al personaggio con un kolossal da 207 milioni di dollari. Il film vince tre premi Oscar nelle categorie tecniche (miglior sonoro, miglior montaggio sonoro e migliori effetti speciali).
Seguendo gli schemi imposti dai grandi successi commerciali targati Marvel, anche Kong diventa protagonista di un universo, il cosiddetto ‘MonsterVerse’ di cui fa pare un altro famigerato mostro: Godzilla. Kong: Skull Island (2017), film dedicato interamente alla storia della mitica Isola del Teschio, è di fatto un reboot che fa da intermezzo a Godzilla del 2014 e Godzilla II – King of the Monsters (2019). I due mostri si trovano infine a condividere le scene nel recente Godzilla vs. Kong (2021). Le pellicole citate paiono essere votate all’intrattenimento e allo stupore generato da effetti speciali sempre più arditi che desiderano in qualche modo rinnovare il classico genere del monster movie, genere che non possiamo citare senza fare una breve incursione nel cinema giapponese.
Negli anni trenta la popolarità del personaggio di Kong arrivò fino in Giappone, dove vennero prodotti due film di cui purtroppo tutte le copie furono perdute a causa dei bombardamenti atomici statunitensi nel 1945 (Wasei Kingu Kongu del 1933 e Edo ni arawareta Kingu Kongu del 1938).
Altre due pellicole giapponesi, prodotte dalla casa cinematografica Toho, sono invece sopravvissute: Il trionfo di King Kong (1962) e King Kong – Il gigante della foresta (1968) entrambi diretti da di Ishirō Honda.
Ne Il trionfo di King Kong emerge chiaramente il clima teso tra Giappone e Stati Uniti con la battaglia tra Kong e Godzilla e rappresentare lo scontro tra natura ed energia atomica, la sfiducia del mondo orientale verso l’occidente, il peso della modernità che con la sua superficialità schiaccia il Giappone tradizionale.

Ciò che permette a King Kong di attraversare i decenni e di venire declinato in stili e sensibilità cinematografiche diverse è l’equilibrio tra il film d’avventura e la storia romantica, tra l’essere film impegnato che tematizza il ‘diverso’ e il sistema di spettacolarizzazione proprio del modello capitalista. Per gli studios si tratta di film che permettono di mettere in scena le più innovative tecniche di effetti speciali e di proporre un intrattenimento che grazie alle proprie peculiarità ha dimostrato di riuscire a trascendere le mode adattandosi al gusto di spettatori molto diversi tra loro.

